Sostegno Psicologico Categorie Speciali

Sostegno Psicologico Per Categorie Speciali

Un lavoro appassionante svolto in condizioni spesso disagevoli ed estreme dal punto di vista climatico e logistico. La semplicità di skype e la velocità di utilizzo e prenotazione sul sito, vi permetteranno di parlarne insieme e avere un sostegno psicologico ad hoc in caso di disagio nel periodo di  permanenza all’estero. Questo aiuto  può sostenere e agevolare l’attuazione di strategie emotive che vi consentano di gestire il momento di crisi e mantenere la vostra professionalità  a disposizione del progetto e dello staff con cui state lavorando.

Collabora con noi: Alberto Savioli
Referente special expats Archeologi
Archeologo/esperto GIS con una pluridecennale esperienza in Medio Oriente. Collaboro come esperto di Siria, con la rivista di geopolitica LIMes (diretta da Lucio Caracciolo) e con il sito di informazione SiriaLibano.com (diretto dal giornalista ANSA Lorenzo Trombetta).Attualmente è impegnato nel Progetto archeologico regionale Terra di Ninive (PARTEN), nel Kurdistan iracheno, per conto dell’Università di Udine.

I lavoratori su piattaforme petrolifere e cantieri sono espatriati speciali a cui riserviamo uno spazio dedicato. La qualità di vita e lo stress per le estreme condizioni di lavoro e turnazione di queste due categorie sono particolarmente logoranti sotto il profilo psicologico.
I ritmi troppo spesso insostenibili sul medio termine, pongono queste categorie di lavoratori a rischio di sviluppare sintomi di sofferenza psicologica legati sia alla permanenza e alle condizioni di lavoro, ma anche alle difficoltà di coppia che molto spesso accompagnano i periodo di permanenza all’estero.
In condizioni cosi estreme, spesso si che possono trasformare la vostra esperienza all’estero in un vortice negativo.
La familiarità di Skype e la velocità di utilizzo e prenotazione, vi permetteranno di parlarne insieme ed conoscere quali sono gli strumenti migliori per dare il meglio di voi in condizioni di lavoro estreme ed evitare o bloccare l’istaurarsi di dipendenze patologiche, comportamenti compulsivi o tratti depressivi, che sono tra le sintomatologie più diffuse in queste categorie di espatriati.
Saper gestire la pressione farà la differenza tra lavorare all’estero e tornare per reinvestire in famiglia o nel vostro futuro e lavorare all’estero e tornare in difficoltà e con problematiche in famiglia e nel vostro progetto di vita.

CANTIERI E PIATTAFORME PETROLIFERE: UN LAVORO AD ALTO RISCHIO DI STRESS EMOTIVO E PSICOLOGICO

Racconti di vita special expat ( a cura di Luca Lucarelli)

TIPOLOGIA DEL LAVORO

Il lavoro si svolge per turni, anche detti rotazioni. Un pozzo costa milioni di dollari, quindi non si ferma mai per nessuna ragione: niente finesettimana, niente natale, niente capodanno, niente feste nazionali.
Fare i turni significa che ci sono dei periodi di lavoro continuo durante i quali si è sul posto 7 giorni su 7 e si lavora senza pause, per 12 ore al giorno. A questi turni seguono dei turni di riposo a casa. In sostanza, nel corso dell’anno uno passa delle settimane al lavoro, poi altre settimane a casa, alternatamente.
I turni in cantiere sono di 12 ore, significa che mentre uno lavora di giorno il collega di notte riposa, e viceversa. Di solito i turni hanno orario 6-18 / 18-6, raramente sono 12-24 / 0-12.
La distribuzione dei turni dipende da varie condizioni, contrattuali e di attività reali. Genericamente si parla di 4/4, ovvero quattro settimane al lavoro e quattro a casa. Altri contratti possono prevedere dei più pesanti 6/3, o dei 3/2, o degli ambitissimi 2/3 se non anche 2/4. Nel turno di lavoro si è totalmente immersi nel lavoro; nel periodo a casa si è praticamente in vacanza, nessun legame col lavoro, salvo casi speciali. In sostanza in un anno uno lavora sei mesi e riposa sei mesi, nei casi più scomodi invece diventano otto mesi al lavoro e quattro a casa.
Nei casi più fortunati esiste un calendario fisso: si sa con precisione e anticipo quando si è via e quando si è a casa, così è possibile programmare il proprio tempo e le proprie attività a casa anche con largo anticipo. Solitamente si parte per il lavoro con un biglietto di andata e ritorno della durata di un mese circa, per cui si conosce la data di partenza e anche quella di arrivo. Dopo circa 3 settimane a casa arriva la chiamata che anticipa il ritorno in cantiere, con emissione del biglietto. Spesso le cose possono andare diversamente: i periodi a casa posso essere più lunghi per cali di attività o cambio di assegnazione con relative procedure burocratiche; viceversa i turni al lavoro possono essere prolungati sul posto per via di imprevisti, così come le chiamate a casa possono arrivare in anticipo per imprevisti o emergenze. Prolungare improvvisamente il turno o vedersi ridurre all’improvviso il periodo di riposo sconvolge quasi sempre i propri piani (e probabilmente anche quelli delle persone che ci stanno intorno) e ciò genera facilmente situazioni di stress e di insofferenza.

 

LOCALITA’

Possiamo dividere il discorso in due temi principali: località geografiche e tipologia di cantieri.
GEOGRAFIA Il lavoro si può svolgere in tutto il mondo, indifferentemente. Esistono paesi noti come produttori di petrolio e altri meno: in medio oriente va da sé che ci sono centinaia di cantieri; in Africa ce ne sono moltissimi nel Magreb, e negli ultimi anni stanno aumentando parecchio quelli nei Paesi subsahariani (Congo, Gabon, Angola, Gana, Nigeria, Benin, Ciad, Tanzania, Mozambico); in America esistono giacimenti un po’ dappertutto, dal Canada a Cuba alla Colombia al Brasile alla Patagonia; in Europa si lavora soprattutto nel mare del Nord, con minori attività in Italia (Basilicata, mare di Sicilia, Adriatico), spesso in Romania e Turchia, ma anche Austria. I paesi più ambiti sono la Norvegia per le condizioni favorevoli non riscontrabili in nessun altro Paese (stipendi altissimi e turni favorevolissimi), il Brasile per motivi di apprezzamento delle località e della popolazione locale, l’Europa in generale per la facilità di movimento e per la sensazione di lavorare quasi “a casa”. I posti meno ambiti sono l’Africa e il medio oriente.

 

CANTIERI

Un cantiere di per sé funziona ovunque allo stesso modo. La distinzione principale è tra on-shore e off-shore: on-shore è il cantiere di terra, off-shore è la piattaforma (fissa su gambe o galleggiante o ancorata). “Andare in cantiere” significa partire da casa e andare in aeroporto, volare alla località più vicina ai cantieri (la base o altre località), raggiungere il cantiere via piccoli aerei locali, elicotteri, trasporto stradale, barca. Nei casi più fortunati (in Europa) può bastare mezza giornata di viaggio per essere già operativo (o per tornare a casa), in altri casi ci vogliono anche due giorni di viaggio (che non fanno parte dei giorni di lavoro, per cui riducono il periodo di riposo).
In terra il vantaggio è che si è sul suolo, tutto è spazioso, si apprezza il paesaggio esternamente al campo (passeggiate, sensazione accogliente entro certi limiti anche nelle località più difficili), e in caso di pericoli del cantiere ci si può allontanare immediatamente. Possono essere nel deserto, nella foresta, nella pianura. A seconda della località possono essere in aree sicure e tranquille e quindi aperti, oppure recintati con cancellate e guardie armate, il che può ricordare quasi una prigione. Sovente gli alloggiamenti sono in luoghi diversi rispetto ai cantieri (ogni campo è fisso e serve un determinato cantiere, il cantiere perfora più pozzi nel tempo, spostandosi), può capitare che gli alloggiamenti siano distanti dal cantiere, il che da un lato permette di staccare completamente quando si finisce il turno, dall’altro significa che a volte bisogna impiegare delle mezze ore per ogni singolo spostamento, tempo che fa parte delle 12 ore di riposo.
In mare tutto è concentrato: cantiere e alloggiamento sono tutti insieme. Il luogo è alienante, essendo tutto un ammasso di metallo e di luci artificiali. Le piattaforme più vecchie sono piccole e anguste, quelle nuove sono più grandi e più dotate di comfort, i rifornimenti arrivano via mare, in caso di pericolo bisogna abbandonare la piattaforma e questo richiede tempo e organizzazione accurata per mettere 150 persone nelle scialuppe di salvataggio. Per il fatto che in piattaforma cantiere e campo sono la stessa cosa, si è costantemente a contatto con l’attività lavorativa, soprattutto nelle piattaforme più piccole è difficile sentire lo stacco tra turno di lavoro e turno di riposo (e questo ha conseguenze non da poco sulla qualità del riposo – più mentale che fisico – nelle 12 ore di pausa).
Di solito in mare è più facile avere più servizi (non c’è nulla, quindi bisogna portare tutto, e si cerca proprio di portare tutto), in terra invece stranamente le condizioni tendono ad essere peggiori, questo perché un cantiere di terra costa molto meno di una piattaforma (che può arrivare a costare un milione al giorno…), quindi la tendenza in terra è di avere cantieri che costano poco e su cui si fa più economia che in piattaforma.

 

PERSONALE

In un cantiere possono lavorare dalle 50 alle 150 persone, alcune su turni di 12 ore, altre su turno unico (i medici per esempio sono a disposizione 24 ore su 24, disponibili di giorno, reperibili di notte); in terra è facile che chi abbia il turno unico sia alloggiato direttamente in cantiere e non al campo.
Tutti, colleghi della stessa ditta o di ditte diverse, possono provenire da ogni luogo e continente. Per i lavori non altamente qualificati (cucina, pulizie, gru, camion, manodopera, saldatori) si assume generalmente personale locale del paese in cui si opera (i famosi “posti di lavoro” generati localmente); il personale specializzato è internazionale. Il fatto che ci siano persone di tutto il mondo può influire molto su uno possa sentirsi in cantiere: tra compaesani con cui ci si può sentire a proprio agio, oppure si può essere l’unico rappresentante di un continente.
In questo tipo di lavoro si ha a che fare con cinque categorie di lavoratori: i colleghi del proprio servizio, i superiori della dirigenza locale (manager, coordinatori, logistica, tecnici di assistenza), il cliente, i lavoratori delle altre compagnie di servizio, i lavoratori locali delle mansioni non altamente specializzate.
La domanda più comune tra colleghi è “quanti giorni ti restano?”.

 

STIPENDIO

Esistono due modalità di salario. In un caso si riceve ogni mese uno stipendio di base detto parte A, a cui si aggiunge un bonus giornaliero per i giorni in cui si è effettivamente in cantiere che viene detto parte B; possono aggiungersi bonus particolari, come copertura delle spese con un forfait, oppure un bonus legato al rischio per il paese in cui si opera.
La seconda modalità è una paga giornaliera esclusivamente per i giorni in cui si lavora (di conseguenza pare più alta), più eventuali bonus.
Le spese sono coperte: spese mediche, trasporti personali da e per l’aeroporto di residenza, spese lavorative come vaccini o certificati o visti o passaporti, eccetera.
In questo settore gli stipendi notoriamente sono elevati, ma si tratta di una media tra stipendi che sfiorano i 10’000 euro al mese per le posizioni di maggiore responsabilità e di lavoratori occidentali, contro talvolta i 500 euro al mese dei lavoratori meno qualificati e di paesi con un costo della vita bassissimo.

 

COMUNICARE

Un lavoro internazionale prevede colleghi internazionali, e lingue straniere. Ognuno comunica come può, nelle lingue che conosce, alcuni non hanno problemi, altri arrancano e fanno fatica a comprendere e farsi comprendere. Comunicare è fondamentale non solo professionalmente, ma anche personalmente, per non sentirsi isolati durante tutto un mese.
Purtroppo a volte non è facile riuscire a entrare in sintonia con gli altri quando la comunicazione langue a causa della lingua, mancano gli argomenti, oppure sai cosa dire ma non sai esprimerlo nella completezza della tua lingua, senza contare che l’argomento più facile per attaccare e il più comune per continuare a parlare è raccontarsi storie di cantiere (io faccio il possibile per evitare e cerco sempre di parlare di qualsiasi altra cosa). Non riuscire a comunicare decentemente rischia di rendere il turno un isolamento insostenibile.

L’ho già scritto, ma lo ripeto perché per me questo punto è ugualmente fondamentale: quando si è via per un mese bisogna essere in grado anche di poter sentire casa e di essere in contatto col resto del mondo, nel 2015 in piena era della comunicazione è inaccettabile che ci siano dei posti in cui questo non è previsto (in questa industria per lo meno), e purtroppo succede troppo spesso. Troppe volte le connessioni sono assenti o scadenti. In alcuni posti le cabine sono accessoriate di internet e telefono, altrove non c’è né l’uno né l’altro, altrove ancora ci sono computer in comune con velocità di connessione imbarazzanti. Purtroppo a volte bisogna arrangiarsi (ovvero elemosinare una connessione ai colleghi di altri servizi), cosa che rischia di trasformarsi in una immagine di mancanza di professionalità sul lavoro, senza contare che potrebbe anche sembrare una mancanza di rispetto nei confronti di persone che sono obbligate a stare un mese lontano da casa.
Mi è capitato di lavorare in posti senza connessioni, volutamente rifiutate dal cliente o dalla base: ho vissuto situazioni kafkiane con la ditta che esigeva report e comunicazioni materialmente impossibili da fornire e situazioni insostenibili col cliente per via di assistenze tecniche impossibili da ricevere in tempi accettabili. Inoltre non potevo effettuare comunicazioni personali, cosa che in certi periodi è stata veramente critica per motivi personali.

 

TEMPO LIBERO

Come scritto sopra, se un cantiere offre la possibilità di riposare la mente (più che il corpo) quando non stai lavorando, allora sei fortunato, altrimenti finisci in un qualche cantiere dove non c’è nulla da poter fare. Per esempio alcune piattaforme sono piccolissime: non si può stare nelle stanze se non nella propria cuccetta curandosi di non disturbare chi dorme, non c’è una sala pubblica, non c’è una palestra minima, non c’è un posto dove stare all’aperto senza vedere una tuta da lavoro, c’è solo una sala tv senza alcuna finestra e che viene usata come magazzino visto che manca lo spazio. Vivere costantemente con le luci artificiali è disumano, in cabina il mio stratagemma è cercare di creare una illuminazione notturna cambiando le luci, per sentire che passo dal giorno alla notte.
I giorni in cantiere si assomigliano tutti, non di rado capita di perdere il conto dei giorni della settimana, è così che senti il tuo mese di vita che se ne va senza fare nulla di rilevante.
Io personalmente mi sento più riposato quando “faccio qualcosa” che non quando dormo: in certi luoghi (per esempio in Gabon) dormivo poco, a volte meno di 7 ore, ma andando sempre in giro per la foresta mi sentivo benissimo; in altri posti non c’è altro da fare che dormire, mi sento stanchissimo mentalmente perché non posso distrarmi facendo null’altro.

 

VISTI

A meno di lavorare in Europa servono i visti per lavorare negli altri paesi, devono essere visti lavorativi, richiesti o sponsorizzati dalla ditta, da ottenere prima del viaggio o all’arrivo. Per turni occasionali o limitati si possono avere dei visti brevi, magari mensili prolungabili sul posto; in luoghi nei quali si è assegnati per svariati periodi si richiede un visto lavorativo annuale o pluriennale. Non sempre però tutto si svolge semplicemente riguardo ai visti.
Può succede che le pratiche per il visto siano più lunghe del previsto: se si è a casa in attesa poco male, se si è in cantiere rischia di trasformarsi in una grana burocratica o peggio in un prolungamento indefinito del turno di lavoro, con conseguenze immaginabili per i propri programmi e per il proprio stato psicologico.
Problemi col visto sono spesso burocratici, magari per la lentezza o indolenza di alcuni organi di emissione di alcuni Paesi. In alcuni casi è anche capitato di non riscontrare un totale appoggio da parte della ditta (alcune persone sono rimaste “dimenticate” in cantiere anche per 7-8 settimane).

 

GESTIONE DEI CAMBI

I cambi di turno sono ciò che caratterizza due momenti fondamentali della vita di chi lavora in cantiere: quando finisce il riposo a casa, quando finisce la clausura in cantiere.
In aggiunta a quanto scritto sopra, aggiungerei qualche parola sulla gestione dei cambi, uno degli aspetti che influisce in maniera consistente sulla salute mentale. E’ la ditta che si occupa di gestire e arrangiare i cambi, pensando alla logistica di chi parte e di chi arriva, dei visti, dei voli, dei pernottamenti intermedi. Se tutto va bene tu sai quando arrivi e sai quando parti, puoi organizzarti alla perfezione i tuoi giorni di riposo. Se qualcosa va storto salta tutto: se non sai mai quando parti per tornare a lavorare non riesci a goderti appieno il tempo a casa perché sei sempre in allerta; se salta il cambio per andare via devi stringere i denti e metterti in testa che devi affrontare un prolungamento dei giorni di cantiere, oltre a vedere saltare probabilmente tutti piani che avevi fatto per i primissimi giorni.
E’ veramente stressante una simile situazione, a me personalmente è capitato di rimanere in cantiere nel limbo per 10 giorni oltre la fine prevista perché la ditta non si era preoccupata di arrangiare i cambi, è stata una situazione enormemente stressante per la mia situazione personale dell’epoca.

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