L’INVITO A PRANZO

Di Sabina Gallo

Piove.
Sono ferma davanti alle strisce pedonali di una strada statale in attesa di poter attraversare .
Sento che qualcuno dietro di me sta cercando di timidamente di coprirmi col suo ombrello.
Mi giro e vedo la mamma di un bambino che frequenta la scuola in cui insegno che non è mio alunno. La riconosco perché all’uscita di scuola si nota subito perché è l’unica che , pur indossando abiti colorati,  ha un velo nero davanti al viso,  che consente di intravedere solo la fronte e i bellissimi occhi.
“Grazie” le dico “Sħukrân”.
Lei sorride. Le si illuminano gli occhi e mi chiede: “Maestra, lei sa parlare in arabo?”
“No, sħukrân è l’unica  parola che conosco .… oltre a Mush (gatto)”.
Lei ride.  Le spiego che è l’unica che ho memorizzato perché mio padre quando chiama un gatto lo chiama  “Mush”, e quando i bambini del Marocco mi hanno detto alcuni nomi  di animali in arabo sono riuscita  a memorizzare solo quello. Mi basta poco per capire  che si esprime  bene in italiano e che ha un lessico ricco, così anche se io conosco solo due parole in lingua araba possiamo comunicare tranquillamente in italiano.
“Allora le dico:  La Sicilia è stata per molto tempo sotto il dominio arabo e sicuramente  qualche parola dialettale proviene dall’arabo. Io sono siciliana. Le dico che so anche come si dice “henné “ in arabo perché alcune bimbe dopo “la festa della pecora vengono a scuola con le mani decorate con l’henné.
Parliamo per qualche istante. Le confido  che  sogno di visitare il Marocco , ma che non ci sono mai stata, le dico che tutti i miei amici che ci  sono stati  se ne sono innamorati. Poi le dico che sono golosa e che mi piace il cous cous.
Lei mi dice che se ci mettiamo d’accordo m’invita a mangiare il cous cous a casa sua.
Ed io ? Accetto felice!

 

Il pranzo.

Il giorno dopo,  mentre con  i miei alunni componiamo seconda parte della canzoncina con la parola “Grazie” , una bimba che ha il padre turco e la madre polacca mi dice come si dice grazie in entrambe le lingue e poi mi dice : Mia madre a volte dice anche – Bogu dzięki!
Sai cosa significa maestra? Significa “Grazie a Dio!”
Un mio alunno del Marocco a questo punto dice: “Anche noi glielo diciamo grazie a Dio. Lo ringraziamo sempre prima di mangiare.”
Io: “Davvero? Anche io Lo ringrazio sempre prima di mangiare. Quando mi faccio il segno della croce prima di mangiare a mensa è il mio modo per ringraziarlo. E voi cosa dite per ringraziarlo?”
Il mio alunno mi dice la frase che dicono, sul momento provo a ripeterla, ma la mia riproduzione non somiglia molto alla frase detta da lui.
Poi gli chiedo: “Ma se vengo invitata a pranzo da una famiglia di origine marocchina posso fare il segno della croce ? O Devo ripetere quella frase che hai detto tu? O non devo dire niente e non fare niente? Oppure faccio il segno della croce e poi dico quella frase in arabo?”
Il mio alunno diventa rosso , inizialmente non sa rispondere per l’imbarazzo , ma poi mi dice : “Maestra, che vuoi che ti dica? Non lo so. Fai quello che vuoi , ma secondo me se di solito fai il segno della croce dovresti fare quello che hai sempre fatto”.
Che carino! Ma è un bambino. Chissà come ragionano gli adulti!
Arriva il giorno dell’invito.  Il marito non è in casa. È fuori per lavoro ed io assisto alla preparazione del cous cous. Parliamo allegramente, poi prima di mangiare mi ricordo quello che mi ha detto il mio alunno.
Allora le dico: “Un mio alunno del Marocco mi ha detto che prima di mangiare dite una frase  per ringraziare Dio. Mi sorride: “Sì  è vero”
“Anch’io o ringrazio prima di mangiare” e aggiungo timidamente “facendo il segno della croce”
Lei mi ascolta attenta sorridendomi incuriosita perché probabilmente sta cercando di capire qual è la mia conclusione rima di decidermi a far onore al suo cous cous.
All’improvviso la sommergo velocemente con le stesse domande fatte al mio alunno: “ Cosa faccio adesso? Posso fare il Segno della Croce ? O Devo ripetere quella frase che hai dite voi ? O non devo dire niente e non fare niente? Oppure faccio il segno della croce e poi dico quella frase in arabo?”
Lei sorride e mi dice imbarazzata: “Non lo so. Fai come vuoi. Sei libera di fare quello che vuoi”
Io mi illumino: “Davvero posso fare quello che voglio?”
Ammetto che non avrei mai pensato di fare il Segno della Croce in casa di una donna musulmana che  quando esce porta anche il velo davanti al viso. Sono contentissima!
“Sì, certo” sorride.
“Allora voglio fare il Segno della Croce e ringraziare Dio in arabo”
Mentre mangiamo le dico che sono stata in India e che in India mangiano con la mano destra.
Lei mi dice: “ A volte anche io mangio il cous cous con la mano destra.”
Io: “Davvero? E allora perché hai messo le posate per entrambe?”
“Perché ci sei tu”
“Allora mangiamo con le mani!”
Niente da fare. Lei è aggraziata e pulita. Io rischio di imbrattare bottiglie, bicchieri e tovaglie. Allora dopo un paio di tentativi rinuncio.
Riepilogando… Lei si adegua  a me e mangiamo entrambe con le posate. Lei è abituata ad usarle anche se le piace mangiare il cous cous con la mano. Poi io decido che voglio adeguarmi, ma fallisco miseramente. Infine ognuno mangia come preferisce e gustiamo al meglio il nostro pranzo .
Infine mi serve un ottimo tè alla menta e pasticcini al cocco fatti da lei. La sua piccola invece mangia i dolci che ho portato io.
Come dicevo a volte basta una parola, una sola parola gentile. A me è bastato dire  “sħukrân” e la mia nuova amica mi ha aperto la porta di casa sua.

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